Pisa Online - tour della magnifica città della Torre Pendente Rassegna stampa sui lavori alla Torre di Pisa dal 1995 ad oggi
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Nuove critiche ai lavori.
Il sindaco: "La città èimpaziente, ma non diamo la colpa dei ritardi al comitato"

Pisa, la torre della discordia
Accuse e veleni: "Quel restauro peggiora le cose"


Quando arrivi in piazza dei Miracoli se incontri un pisano ti guarda, sospira e dice: "Per costruire la città di Brasilia hanno impiegato nove anni. Per restaurare la torre pendente quanto ci vorrà?" E' dal gennaio del 1990 che questo celebre monumento, uno dei simboti dell'ltalia dell'arte, è in restauro e in questa calda estate Pisa è inquieta, attraversata da veleni e polemiche. Dei lavori non si riesce a intravedere la fine. E le assicurazioni che escono dal comitato per la salvaguardia del monumento ormai non trovano molto ascolto. Nessuno crede che gli interventi si concluderanno entro il 1999, prima dell' inizio del fatidico anno del Giubileo. Nessuno crede che entro il Duemila sarà smontato il cantiere che oggi circonda la torre, che saranno tolte le 830 orrende tonnellate di blocchi di piombo, sistemati sul lato nord, spaventoso contrappeso che impedisce un aumento della pendenza.
Eppure è questo il progetto, è questo l'obbiettivo degli ingegneri, degli architetti che fanno parte della commissione presieduta da Michele Jamiolkowski: entro il Duemila raddrizzare la torre di mezzo grado, cioè una quarantina di centimetri su uno strapiombo di quattro metri e mezzo, ed essere certi così che non crollerà miseramente a terra. Ma l'immaginario collettivo è affollato dalle diciotto commissioni che nei secoli sono state chiamate ai capezzale della torre dagli studi di questo comitato, che vanno avanti da otto anni e mezzo e che alla gente comune sembrano avvolti da una nube. Ammette Piero Floriani, simdaco di Pisa: "La città è impaziente anche se non diamo la responsabilità dei ritardi al comitato. D 'altra parte come si fa a dare valutazioni tecniche su una questione cosi sofisticata?". Già, idea sofisticata e spettacolare quella contenuta nel progetto definitivo che è stato messo a punto il 20 giugno e di cui in piazza dei Miracoli già si intravedono i primi segni. Dietro agli uffici dell'Opera della Primaziale, I'ente proprietario del monumento, sono in costruzione delle basi su cui saranno agganciati dei cavi d'acciaio che raggiumgeranno la torre e la circonderanno all'altezza del secondo loggiato, a 22 metri da terra. Saranno lunghi 103 metri, avranno un diametro di 6 - 10 centimetri e saranno protetti da una guaina di plastica di due centinetri. Insomma "bretelle" grosse come cavi da funivia. Se quest'operazione, definita in gergo "strallatura" avrà successo sarà avviato il vero intervento: il raddrizzamento di mezzo grado della torre attraverso una serie di "frane" controllate. Sarà asportato del terreno nella zona sottostante il lato nord, quello opposto alla pendenza. E se tutto andrà come prevedono gli ottimisti non ci sarà neppur bisogno di ancoraggi sotterranei. Quando la torre sarà raddrizzata ovviamente saranno tolti i cavi e i blocchi di piombo. Quel giorno bisognerà esultare. Nel frattempo però c'è chi la pensa in modo ben diverso e spara ad alto zero. L'ultimo colpo è arrivato da James Beck, il cow boy dell'arte, che da anni ha preso di mira i restauri italiani. Ma è soltanto un anello di una lunga catena catastrofista. In libreria ci sono due volumi ben chiari fin dal titolo, Una torre da non salvare e Corne far cadere la torre di Pisa, curati da Piero Pierotti, docente dell'università di Pisa, su Internet è stato aperto un sito (vvww.torredipisa.com) per sostenere le tesi di un geometra di Cesena, Vittorio Novelli, dove non si contano i messaggi contro il comitato. A questo vanno aggiunti i progetti strampalati che ogni giorno arrivano in riva all' Arno, o la performance che vuol fare il giapponese Mutsuharu Takahashu: con delle pedane inclinerà una fetta della piazza e offrirà una visione della torre completamente raddrizzata. Ma non sono un gioco gli attacchi di Artwatch international l'associazione presieduta da Jámes Beck, secondo cui le cosiddette opere provvisorie, costate quaranta miliardi, hanno provocato solo danni. In poche parole: gli interventi messi a punto dal comitato serviranno a ben poco. Anzi probabilmente faranno correre qualche rischio in più alla torre. "Ma noi non abbiamo timori, ci sono specialisti internazionali che si giocano la credibilità con questo progetto", replica il sindaco che cerca di vedere il lato positivo del progetto: quando saranno sistemati i cavi anche il cantiere diventerà un'attrazione turistica. E ha ragione: in piazza dei Miracoli, anche se la torre è chiusa, i turisti aumentano, non diminuiscono.



Il professor Croci del comitato

"Interveremo solo in massima sicureza"


Giorgio Croci, che è docente di tecnica delle costruzione presso la facoltà di ingegneria dell'università La Sapienza di Roma, che ha in cura la chiesa superiore della basilica di Assisi ed è membro del comitato per la salvaguardia della torre di Pisa, è ottimista sul futuro della torre, sul possibile raddrizzamento di mezzo grado e la definitiva messa in sicurezza. Assicura: "Quelle di Art wach sono fandonie, solo fandonie".
E' vero Però che la commissione per la salvaguardia della torre è divisa?
"Le linee direttive di fondo hanno un consenso unanime. Dentro il comitato possono esserci punti di vista diversi. Avviene in tutti gli ambienti scientifici, è come quando i medici arrivano al capezzale di un malato. Ma siamo tutti convinti che è necessario mettere questa struttura provvisoria, cioè i tiranti, per passare finalmente ai lavori definitivi. Per avviarli è necessario acquisire un ulteriore margine di sicurezza. Insomma usiamo ogni cautela per questo che è un intervento d'avanguardia, studiato a fondo negli anni passati dal comitato. Si ritiene che abbia successo..."
Perchè dice si ritiene?
"Sono uno scienziato e non un venditore di prodotti. Riteniamo che ci siano altissime probabilità di successo. E se avrà successo forse non ci sarà bisogno di fare altro. La torre sarà in sicurezza definitivamente, per sempre". Ma ci saranno i cavi, queste gigantesche bretelle... Ma i cavi della strallatura resteranno per un anno, il tempo dei lavori sul terreno. Poi saranno tolti così come i blocchi di piombo. Non resterà nulla, non si vedrà nulla".
Artvatch sostiene che i cavi sono pericolosi. "Questi cavi riducono gli sforzi di taglio creati dall'inclinazione perchè sono di segno contrario a quelli prodotti dalla pendenza. Migliorano la situazione statica".
E gli ancoraggi sotterranei?
"Non sappiamo se saranno necessari, vedremo. E' chiaro che vengono prese in esame tutte le opzioni. Ma se tutto andrà per il meglio dopo la strallatura stabilizzeremo il terreno con escavazioni sotterranee. Critiche si possono fare ma se c'è un momento in cui sono sbagliate è questo. Ormai siamo in dirittura d'arrivo".
Gli interventi si concluderanno entro il Duemila?
"A questa domanda non vorrei rispondere perchè come ricercatore non posso dire: è sicuro. Ma c'è un'altissima probabilità, superiore al novanta per cento, che il nostro progetto funzioni nel migliore dei modi. Se questo accadrà tutto finirà entro il Duemila senza opere traumatiche per la torre, con il massimo rispetto per il monumento. E potrà essere riaperta".

 

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