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23 maggio 1999 - La Nazione

Diminuisce di più la pendenza, recuperati 16 millimetri, pari a 25 anni. E a settembre si dovrebbe partire per l'ultima fase del raddrizzamento
Torre, finiti i soldi si rischia lo stop dei lavori

Il professor Jamiolkowski ha chiesto altri 6 miliardi al Ministero per i Beni Culturali, ma per il momento non ha ottenuto niente Forse saranno utilizzati i fondi dell'8 per mille, i quali, però, saranno disponibili soltanto a partire dal novembre prossimo Convegno internazionale alle Benedettine l'8 e il 9 luglio cui parteciperanno 250 esperti provenienti da tutto il mondo.

Ora che i "medici" hanno trovato la cura per la Torre, mancano i soldi per comprare quei "rimedi" che potrebbero salvarla. Sei miliardi in tutto, tre per quest'anno e altrettanti per il prossimo è la cifra necessaria a concludere i lavori. Il ministro per i beni culturali Giovanna Melandri, durante la sua visita a Pisa, aveva promesso che avrebbe risolto la situazione nel giro di poco tempo, ma ieri si è conclusa l'ultima riunione del comitato e del finanziamento non c'è neanche l'ombra. "A luglio finiremo gli ultimi soldi rimasti e dopo i lavori inevitabilmente si bloccheranno", ha detto ieri mattina il professor Michele Jamiolkowski, coordinatore del gruppo internazionale che dal 1990 si sta occupando del monumento. "Proprio adesso che la situazione è positiva sul piano tecnico, si rischia di vanificare tutto per una cifra che è assolutamente irrisoria rispetto ai risultati che si otterrebbero". A quanto sembra le casse del ministero sono proprio vuote: niente più fondi speciali per far fronte alle emergenze. Per avere i sei miliardi bisogna dunque seguire due strade. La prima è quella di un disegno di legge. Ma non si può certo dire che questa sia una scorciatoia, perché tra la Camera e il Senato non si impiegherebbe meno di alcuni mesi per l'approvazione. La seconda strada è invece quella dei cosiddetti fondi 8 per mille, distribuiti ai vari ministeri dalla presidenza del consiglio. Questo sembrerebbe essere il metodo più sicuro, ma è certo, comunque, che anche questi soldi non potranno materializzarsi almeno fino a novembre. "Ciò significa che non saremo in grado di dare il via alla sottoescavazione definitiva, il cui inizio era stato previsto per il mese di settembre", commenta Jamiolkowski. "Ma in questo modo la conclusione dei lavori slitta un'altra volta".
Come se non bastasse il comitato è ancora "fuorilegge". Scaduto alla fine del 1998 non è stato rinnovato per problemi burocratici vari, tanto è vero che continua ad operare a suo rischio e pericolo, anche se, ovviamente ha avuto il beneplacito del ministro ad andare avanti. "Ogni settimana ci dicono che il Parlamento approverà la legge la settimana successiva. Ma poi non succede mai niente", racconta Jamiolkowski. "Per fortuna tutto questo non ha avuto ripercussioni sui lavori alla Torre perché stiamo andando avanti come se la legge fosse già in funzione".
A parte le amarezze finanziarie e burocratiche, tra i membri del comitato serpeggia l'ottimismo. In neanche due mesi dall'inizio delle prove di sottoescavazione, la Torre pende adesso 16 millimetri di meno e certamente farà qualche altro progresso prima della fine di maggio, data in cui l' "esperimento" finirà e i tecnici cominceranno a sistemare gli impianti per la sottoescavazione definitiva, prevista per settembre, soldi permettendo. Intanto, tra l'azione dei piombi e quella della trivella che porta via il terreno sotto le fondamenta della Torre, gli ingegnieri ritengono di aver restituito al monumento almeno 25 anni di vita, nel senso che chi vede oggi il Campanile di Bonanno ne ha la stessa immagine di un visitatore del 1974. L'obiettivo è però ben più ambizioso. Come ha spiegato il professo Carlo Viggiani, la Torre, alla fine della "cura" dovrà pendere 40 centimetri di meno ed apparire esattamente come tre secoli fa.
L'altra sorpresa positiva è che la montagna di piombo installata per cercare di bloccare l'aumento della pendenza durante le fasi di studio del comitato, andrà piano piano a scomparire. I primi tre lingotti, pari a dieci tonnellate ciascuno, saranno tolti una volta terminata la fase sperimentale della sottoescavazione, vale a dire tra pochissime settimane. E di volta in volta che si otterrà una diminuzione della pendenza verranno piano piano tolti anche gli altri lingotti, fino all'eliminazione totale della "montagna". Anche tutti gli altri "orpelli" saranno smontati, come promesso fin dall'inizio dal comitato. Resteranno installate soltanto le due pesanti piastre collocate sul retro degli edifici dell'Opera del Duomo per sostenere e tirare le "bretelle".
"Si spera che non ce ne sarà mai bisogno, ma in caso contrario i cavi e gli impianti potranno essere rimessi in funzione per fronteggiare un'emergenza", spiega Jamiolkowski. "La Torre, comunque, sarà libera da qualsiasi cavo o ferro e dall'esterno sembrerà che non sia mai stata neanche toccata. Ma in realtà i problemi di stabilità saranno risolti in maniera, riteniamo, definitiva".
Confermata per l'8 e il 9 luglio la conferenza internazionale, che si svolgerà nel centro studi della Cassa di Risparmio. Centoventi gli invitati in tutto il mondo, mentre altrettanti studiosi potranno chiedere di partecipare. Il 10 luglio il sindaco ha poi indetto un'assemblea al teatro Verdi aperta a tutti i cittadini.

Servizio di Valeria Caldelli

 

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